«Alla Cantina di Solopaca qualità e identità del territorio saranno la nostra priorità», parola del nuovo enologo Marco Giulioli, intervistato da Antonella Amodio sulla qualità, la sostenibilità e le prospettive future della cooperativa del territorio sannita.
Dopo un percorso professionale che lo ha portato a confrontarsi con alcune delle più importanti realtà vitivinicole italiane e internazionali, Marco Giulioli è il nuovo enologo della Cantina di Solopaca. Laureato con lode in Viticoltura ed Enologia all’Università della Tuscia, ha maturato esperienze in Francia, nel Médoc, in Umbria e in Sardegna, prima di ricoprire per oltre quindici anni un ruolo di primo piano alla Cantina La Guardiense, dove ha seguito l’intero processo produttivo, dagli spumanti ai vini fermi, lavorando anche al fianco del consulente Riccardo Cotarella. Dal 2023 svolge l’attività di enologo consulente per diverse aziende vitivinicole.
Per Giulioli si apre ora una sfida importante alla guida tecnica di una delle principali cooperative vitivinicole del Mezzogiorno. La Cantina di Solopaca riunisce centinaia di viticoltori che coltivano un vasto patrimonio vitato distribuito tra Solopaca e numerosi comuni del Sannio, rappresentando una delle realtà più significative del panorama enologico campano. A guidarla è il presidente Carmine Coletta, recentemente eletto anche presidente del Sannio Consorzio Tutela Vini.
Con il nuovo enologo abbiamo parlato di territorio, qualità, sostenibilità e delle prospettive future della cooperativa.
Cosa l’ha convinta ad accettare questo nuovo incarico?
Mi ha convinto la passione e la forte volontà di rinnovamento che ho percepito fin dai primi incontri con il presidente Carmine Coletta e con tutta la squadra. Ho trovato un progetto ambizioso, orientato a innovare e migliorare senza perdere il legame con il territorio. È questa visione condivisa che mi ha spinto ad accettare la sfida.
Qual è la fotografia che ha trovato della Cantina di Solopaca e da dove intende partire?
La prima cosa che mi ha colpito è stata la qualità umana delle persone che lavorano in cantina. Ho trovato competenza, disponibilità e grande senso di appartenenza. Per questo voglio partire proprio dalle persone: ogni cambiamento deve essere condiviso e compreso da chi vive l’azienda ogni giorno. Solo così può diventare stabile e produrre risultati concreti.
In una cooperativa il patrimonio più importante sono i soci. Come immagina di costruire un dialogo con i viticoltori?
I soci rappresentano il cuore della cooperativa. Sono loro a custodire il patrimonio viticolo del territorio e a determinarne la qualità. Il dialogo dovrà essere continuo e fondato sulla fiducia, sulla competenza e sulla condivisione degli obiettivi. Il mio impegno sarà valorizzare il loro lavoro, affinché l’impegno in vigneto trovi il giusto riconoscimento nella qualità dei vini.
Quali saranno le priorità del suo lavoro nei primi mesi?
La priorità è conoscere. Non credo che un enologo debba arrivare con soluzioni preconfezionate. Prima della vendemmia voglio comprendere a fondo le dinamiche aziendali, ascoltare chi lavora quotidianamente in cantina e osservare ogni fase del processo produttivo. Solo dopo sarà possibile introdurre eventuali miglioramenti, sempre in modo condiviso e consapevole.

Come si può valorizzare l’identità del territorio attraverso le scelte enologiche?
Una cooperativa come questa racchiude tante identità diverse. Ogni vigneto racconta una storia fatta di suolo, esposizione, altitudine e lavoro dell’uomo. Il nostro compito sarà valorizzare queste differenze attraverso vinificazioni attente, capaci di esprimere l’identità delle varietà e dell’annata, senza uniformare i vini.
Innovazione e tradizione: dove pensa si possa intervenire senza perdere il carattere dei vini?
Innovare non significa omologare. Significa gestire il processo produttivo con maggiore precisione, rispettando l’identità del territorio. L’obiettivo sarà valorizzare le diverse aree vitate con vinificazioni mirate, affinché ogni vino possa raccontare le peculiarità del luogo da cui proviene.
Quali sono i vitigni sui quali ritiene ci sia ancora un grande potenziale da esprimere?
Credo che molti vitigni del Sannio abbiano ancora ampi margini di crescita, soprattutto in termini di longevità. Penso alla Falanghina, alla Barbera del Sannio e all’Aglianico, anche nella versione rosato. Sono varietà che possono offrire vini capaci di evolvere nel tempo, raccontando con sempre maggiore profondità il territorio da cui nascono.
La sostenibilità è ormai una priorità. Quali azioni concrete intende promuovere in vigneto e in cantina?
In vigneto sarà fondamentale affiancare i soci con indicazioni tecniche sempre più mirate, ottimizzando gli interventi e riducendo le lavorazioni non necessarie. In cantina, invece, punteremo a una gestione più efficiente dei processi produttivi, contenendo i consumi energetici e privilegiando pratiche che rispettino maggiormente la naturale evoluzione delle fermentazioni.
Qual è la sua filosofia produttiva e come si rifletterà nello stile dei vini della cooperativa?
In una realtà come la Cantina di Solopaca il processo produttivo viene prima della filosofia del singolo enologo. Non si arriva per imporre un metodo, ma per comprenderne le dinamiche e valorizzarle. Il mio compito sarà integrare competenze ed esperienza all’interno di un sistema già consolidato, migliorandolo dove possibile. Credo in un’enologia concreta, capace di rispettare il territorio e di dare vita a vini autentici, riconoscibili e di grande personalità.
Quale obiettivo vorrebbe aver raggiunto tra cinque anni, dal punto di vista qualitativo e commerciale?
Dal punto di vista qualitativo mi piacerebbe stappare una bottiglia della vendemmia 2026 e ritrovarvi intatta tutta la sua freschezza e la sua capacità di raccontare l’annata. Sarebbe il segno di un lavoro impostato con lungimiranza. Sul piano commerciale, invece, il mio obiettivo non è semplicemente aumentare le vendite, ma accrescere il valore percepito dei vini della Cantina di Solopaca. Vorrei che ogni etichetta fosse riconosciuta come espressione autentica del territorio e della qualità che questa cooperativa è in grado di offrire.



