Dall’Anteprima Ruchè di Torino emerge il profilo di una denominazione in piena maturità. Tra versioni d’annata, selezioni e riserve, il vitigno simbolo di Castagnole Monferrato conferma personalità, versatilità e una crescente capacità di competere con i grandi rossi piemontesi. Ce ne parla Luciano Pavesio.
A fine aprile l’Hotel Turin Palace di Torino ha ospitato l’Anteprima Ruchè, appuntamento organizzato dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato in collaborazione con l’associazione GoWine, occasione ideale per scoprire l’evoluzione di uno dei vitigni più aromatici e identitari del Piemonte.
Tra banchi d’assaggio e confronti diretti con i produttori, è emerso il ritratto di un vino capace di essere tanto immediato quanto adatto a sfidare il tempo grazie a interpretazioni e affinamenti differenti.
Il Ruchè di Castagnole Monferrato: storia e rinascita
Per collocare il Ruchè nel panorama nazionale dei vitigni autoctoni, ricordiamo che la sua coltivazione avviene storicamente nel Monferrato astigiano, nei comuni di Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi, su terreni calcarei e asciutti caratterizzati da elevata insolazione.
Dal 1987, anno dell’ottenimento della Doc, il Ruchè ha registrato una crescita costante di notorietà e apprezzamento, fino a diventare una delle espressioni più originali di questo territorio. La sua rinascita si deve a Don Giacomo Cauda che, negli anni Sessanta, recuperò questo vitigno ormai quasi abbandonato, rilanciandone la coltivazione e valorizzandone le peculiari caratteristiche aromatiche.
Un vino dalla struttura importante ma dotato di una componente aromatica particolarmente seducente, che nel tempo ha conquistato sia il pubblico femminile sia i consumatori più giovani. Un percorso culminato con il riconoscimento della Docg nel 2010 e con una produzione attuale di circa un milione di bottiglie.
Le espressioni del territorio: l’eleganza dell’acciaio e la complessità del legno
La degustazione si è rivelata particolarmente interessante perché, accanto a realtà storiche della denominazione, ha permesso di scoprire aziende meno note, annate meno recenti e diverse interpretazioni del Ruchè, confermandone l’estrema versatilità e la capacità di esprimere sfumature molto differenti.
- Gatto Pierfrancesco: presenta come novità il Caresana 2025 che punta tutto sulla freschezza del solo acciaio (8€ prezzo indicativo), affiancato da Riserva San Vittore, più strutturata e affinata in legno grande per circa un anno (16€).
- La Miraja: propone un’interessante comparazione tra il 2025 in acciaio, verticale e profumato (12€) e una Riserva 2021 di maggior complessità e struttura (24€).
- Tommaso Bosco: il Ruchè Oltrevalle 2024 si distingue per il carattere deciso, il gusto pieno e l’ottima beva (12,50€)
- Ferraris Agricola: Una delle aziende leader del territorio, con una gamma veramente ampia. Accanto alla versione Clàsic che racchiude in una sola bottiglia l’espressione dei sette comuni della denominazione, spicca per complessità e valore storico il Vigna del Parroco 2024 (17€) che deriva da un unico vigneto nel quale sono ancora presenti numerose viti sessantenni.
Merita un’attenzione particolare l’Opera Prima 2022 (21€), prodotto soltanto nelle migliori annate con lunghe macerazioni e quasi tre anni di affinamento in tonneau, Un vino dalla struttura imponente, ben supportata da una grande freschezza.
Due anime a confronto
Balliano: notevole il confronto tra il 2025 e la Riserva Unicus 2022. Quest’ultima, con 12 mesi di maturazione in legno, mostra un profilo molto elegante (25€).- Montalbera: Una delle punte di diamante della denominazione, con ben 80 ettari dedicati al Ruchè. Il Tradizione 2024 (15€) resta un riferimento per equilibrio e bevibilità; Laccento (19€) offre maggiore struttura grazie a una parte delle uve vendemmiate in leggera surmaturazione.
Le riserve Franco Morando 2023 (25€) e il Fondatore 2023 (28€) ottenute da una selezione più rigorosa delle uve e da lunghi affinamenti in barrique e tonneau, portano il vino verso livelli superiori di carica aromatica e complessità. - Tenuta Montemagno: estremo fin dalla raccolta delle uve, lasciate appassire in pianta per alcune settimane, l’Invictus 2024 (18€) colpisce fin dal colore, rosso scuro con riflessi porpora e nero, e propone un bouquet intenso di frutta rossa matura e sentori balsamici di menta, rosmarino e salvia. Al palato è pieno ma allo stesso tempo fresco e non stucchevole.
- Cantine Sant’Agata: una proposta articolata e in crescendo che parte dal ’Na Vota 2024 (17€), passa per il Pro Nobis 2022 (24€) e arriva alla Riserva Genesi 2021 (35€), dimostrando come il territorio di Scurzolengo offra sfumature peculiari e riconoscibili.

Sintesi dei profili, i prezzi e il posizionamento
Dagli assaggi emerge una segmentazione piuttosto chiara del mercato:
- Ruchè d’Annata (acciaio): prezzi compresi tra gli 8€ e i 13€. Vini immediati e aromatici, caratterizzati da sentori di rosa e pepe nero.
- Selezioni e Affinamenti: prezzi tra i 15€ e i 19€. Maggiore corpo e complessità, spesso dovuti a passaggi in legno piccolo o grande.
- Riserve e Cru: prezzi dai 20€ ai 28€. Vini longevi, capaci di evolvere nel tempo e raccontare il carattere dei singoli vigneti.
Una denominazione sempre più protagonista

Questa anteprima ha confermato come il Ruchè di Castagnole Monferrato abbia ormai abbandonato la veste di “vino minore”, conquistando un posto stabile tra le espressioni più originali e riconoscibili del panorama vitivinicolo piemontese.
Che sia vinificato esclusivamente in acciaio per preservarne i profumi primari oppure elevato in legno per aumentarne complessità e capacità evolutiva, il Ruchè continua a distinguersi per una firma aromatica inconfondibile e per una personalità che lo rende unico nel panorama dei grandi vitigni autoctoni italiani.






