Nel cuore del Chianti Classico, San Felice presenta il Progetto Suoli: un percorso nato per raccontare le diverse espressioni del Sangiovese a partire dalla natura dei terreni. San Vito e Poggio Rosso diventano così due interpretazioni complementari dello stesso vitigno, tra sabbie plioceniche, alberese e galestro.
Spesso, nel vino (come nella vita) ci si concentra su ciò che emerge: il colore e il sorso nel calice, l’uva e il vigneto nella campagna. Eppure, come accade nelle cose più autentiche, ciò che conta davvero rimane invisibile.
Il suolo, grammatica invisibile del vino
Il suolo è questo: una grammatica silenziosa che lavora sotto la superficie. Un sistema di radici, pietre, sabbie, stratificazioni e memorie geologiche che il vino assorbe lentamente, trasformandole in identità. Perché la vite è un interprete: traduce ciò che accade sotto terra e lo restituisce nel bicchiere sotto forma di energia, tensione, delicatezza o profondità.
In linea con questa visione, l’azienda San Felice, nella scenografia elegante e nitida del Mudec di Enrico Bartolini, presenta il Progetto Suoli.
Con un borgo medievale nel cuore del Chianti Classico, in provincia di Siena, San Felice è oggi sinonimo di ospitalità e storia: dal 1992 è nel circuito Relais & Châteaux ed è stato il primo esempio di albergo diffuso nel Chianti Classico.
San Felice, ricerca e identità nel Chianti Classico

Negli anni l’azienda ha segnato tappe importanti dell’enologia toscana: dalla nascita del Vigorello, primo Supertuscan della storia, fino al recupero del Pugnitello, vitigno autoctono riportato nei vigneti aziendali grazie a un importante lavoro di ricerca e sperimentazione. Già negli anni Ottanta, inoltre, San Felice parlava di biodiversità attraverso la creazione di un vigneto sperimentale dedicato alla conservazione varietale.
Oggi l’azienda è alla conclusione del percorso di conversione biologica e da anni porta avanti un approccio di viticoltura rigenerativa. L’obiettivo è preservare la salute del suolo, perché suoli sani generano piante più equilibrate e resilienti, capaci di affrontare meglio il cambiamento climatico.
Attorno al borgo 140 ettari di vigneto, tutti nel comune di Castelnuovo Berardenga, dove il Sangiovese rappresenta circa l’85% delle vigne.
Il Progetto Suoli
Fin dagli studi di zonazione degli anni Ottanta emerge chiaramente quanto le diverse matrici di terreno possano generare sfumature molto differenti nel bicchiere. Da qui nasce il progetto “Suoli”, per valorizzare le espressioni del Sangiovese in base alla natura dei terreni, raccogliendo e raccontando le sfumature pedologiche per isolarle, custodirle e trasferirle nel vino.
“Suoli nasce da un’idea tanto semplice quanto decisiva: lasciare che sia il terreno a parlare. Non attraverso sovrastrutture stilistiche o interpretazioni enologiche invasive, ma attraverso differenze reali, leggibili, tangibili nel bicchiere” spiega Francesca Giuggioli, enologa di San Felice.
Ed eccole le due sfumature di Sangiovese, interpretazioni differenti di questo lavoro: San Vito e Poggio Rosso.
San Vito, il Sangiovese della delicatezza

Con San Vito, nuova etichetta presentata per l’occasione, il Sangiovese nasce su sabbie plioceniche, tra i terreni più giovani della tenuta. Il risultato è un vino sottile, delicato, quasi sussurrato: floreale, progressivo, capace di entrare in punta di piedi, pur mantenendo profondità e capacità evolutiva. Una produzione minuscola – poco più di un ettaro di vigneto – che diventa esercizio di precisione territoriale.
Poggio Rosso, l’energia dell’alberese e del galestro

E poi Poggio Rosso, storico cru prodotto dal 1978 e oggi tra le etichette simbolo dell’azienda. Qui alla sabbia si sostituisce il suolo tipico del Chianti Classico: alberese e galestro. E il carattere del vino cambia immediatamente. Se San Vito è melodia portata dal vento, Poggio Rosso è l’energia di un concerto. Più materia, più tensione, più struttura tannica. Un vino che non chiede permesso per entrare.
È il suolo a parlare
Ed è in questo che il progetto Suoli trova il suo punto più interessante: le differenze tra i vini non derivano dalla mano dell’enologo, perché vinificazione e affinamento restano volutamente identici, ma dal terreno stesso. È il luogo a modificare il linguaggio del Sangiovese, il suolo è il vero musicista, e può avere la grazia sfumata di Claude Debussy o l’incisività energica di Igor Stravinsky.
Chianti Classico Gran Selezione San Vito 2021 San Felice
Punteggio: 93/100
Prezzo indicativo: € 70
100% Sangiovese. Matura in botti di rovere francese da 500 lt per 20 mesi. Rubino. Olfatto sottile ed elegante, ciliegie, fiori e frutti rossi. In bocca è succoso e dinamico, dal sorso fine e guizzante, di grande bevibilità.
Chianti Classico Gran Selezione Poggio Rosso 2021 San Felice
Punteggio: 93/100
Prezzo indicativo: € 52
100% Sangiovese. Matura in botti di rovere francese da 500 lt per 20 mesi. Rubino. Olfatto profondo con note di sottobosco, fiori e frutta matura. In bocca è pieno e strutturato, di fitta trama tannica e ben supportato dalla freschezza che allunga e dà volume al sorso.






