La Côte des Bar è la Champagne meno conosciuta, ma tra le più ricche di personalità. A Les Riceys, Alexandre Bonnet interpreta il territorio con un approccio parcellare che mette al centro il Pinot Noir e la sua straordinaria capacità di raccontare il luogo d’origine. Un viaggio tra Champagne, Rosé des Riceys e Coteaux Champenois all’insegna dell’identità.
Mi piacerebbe dirvi che sono un’esperta di Champagne, ma ahimè sarebbe una bugia. Eppure tutte le volte ne rimango affascinata, non tanto per la sua facilità di beva, quanto per il fatto che è più vino di quanto superficialmente si immagini.
Da un punto di vista enologico è davvero intrigante e complesso, il che ai miei occhi lo rende molto attraente. Figlio del suo territorio lo racconta nelle sue diverse declinazioni, e negli ultimi anni lo fa sempre di più. Insomma dire Champagne vuol dire tutto e non vuol dire niente. Dire Alexandre Bonnet, inoltre, non è solo dire Champagne, dire Bonnet vuol dire Côte des Bar e adesso vi spiego perché.
La Côte de Bar

Il progetto Champagne Alexandre Bonnet è tanto carino ed elegante quanto ambizioso. Tutto parte da dove ci troviamo. Siamo a sud della denominazione, in quella che viene considerata “l’altra Champagne”.
Sotto l’influenza della limitrofa Borgogna è considerata la patria del Pinot Noir che qui si racconta non solo come Champagne (a partire dal 1927), ma anche sotto la veste rossa del Coteaux Champenois e in rosa come Rosé des Riceys. I motivi, in soldoni, sono:
- latitudine più bassa e quindi clima più gentile per una corretta maturazione delle bacche rosse
- suoli di natura mista e presenza di acqua sul territorio
- pendii notevoli
- svariate esposizioni dei vigneti
- possibilità di salire in altitudine
- vicinanza della Borgogna che da sempre ha fatto sentire la sua influenza enologicamente e culturalmente parlando.
Qui regna anche la biodiversità con un sentiero Unesco a celebrarla. L’industria è lontana, si è immersi in vigneti, boschi e paesini che ti catapultano in una cartolina.
Les Riceys vanta 844 ettari di vigne grazie alle quali è il più grande comune viticolo della Champagne. La gente del posto vive di viticoltura e di Champagne, le porte all’enoturismo si stanno aprendo adesso, forse un po’ timidamente. Questa parte della Champagne te la devi conquistare.
Qui nel 1934 mette radici Alexandre Bonnet.
Alexandre Bonnet
A raccontarmi la natura di questa maison è Arnaud Fabre, oggi alla guida di A. Bonnet. Arnaud ha le idee chiare, per capire questi vini e questo territorio devi tenere sempre presente l’influenza borgognotta. Non sono solo fatti storici, è una questione di sangue, di DNA. L’interpretazione così unica del Pinot Noir nasce proprio da lì. Vitigno sensibile, di grande carattere e personalità si esprime diversamente in base alla contrada di provenienza.
La sua vocazione per la realizzazione di un vino al posto di un altro è presto spiegata, a decidere non sono il vigneron o lo chef de cave, a dichiararne l’identità è proprio il vitigno stesso in base al vigneto di appartenenza. Per questo da Bonnet si vinificano le parcelle separate, sono 30 ma si ottengono circa 25 vini base. Alcuni diventano singole parcelle millesimate, altri concorrono alla cuvée.
I dosaggi? Ridotti al minimo, intaccherebbero solo la personalità di questi vini. Lo stile di Bonnet parla da solo, senza sovrastrutture, a costo di dividere.
I “ribelli”
A proposito di vini che dividono, in casa Bonnet ci sono due ribelli. Li chiamo io così, perché sono quello che non ti aspetti. In realtà si tratta forse dei vini più tradizionali, o almeno è così per i Rosé des Riceys. Non solo Pinot Noir ma anche una straordinaria capacità (e sensibilità) in cantina nel lavorarlo con macerazioni atte alla produzione di vini rosati di grandissimo carattere.
Mi sono innamorata dell’equilibrio non solo del Rosé, vino rosato fermo, ma anche dello Champagne da macerazione. Un connubio perfetto tra briosità e leggerezza e persistenza e robustezza. Per realizzare un vino del genere, rosso nel calice, con una spuma persistente e un perlage elegantissimo, ci vogliono materia prima eccellente, sensibilità rara e tempismo millimetrico.
A nessuno di noi verrebbe in mente il vino di cui sto parlando quando pensa a uno Champagne, ma Rosé de Macération lo è eccome. Perfetto connubio tra festosità, eleganza e struttura. La persistenza notevole vanta una pulizia al palato rara.
Bere Rosé des Riceys invece significa fare il pieno di storia e tradizione. Vino fermo, da macerazione intensa, non presenta però eccessi. Da apprezzare ancora una volta per il suo equilibrio, la storia che ha da raccontare, la versatilità nel consumo, la capacità di evolvere nel tempo. Dulcis in fundo, notevole anche il Coteaux Champenois Blanc, vino bianco fermo da Chardonnay e Pinot Noir in bianco.
Avevate dubbi che sapessero fare anche un ottimo bianco fermo con la Borgogna che bussa alle porte di casa?
I vini di Alexandre Bonnet, e tutta la personalità della Côte de Bar, sono distribuiti in Italia da Sarzi Amadè.

Champagne Les Contrées Rosé de Maceration 2020
Punteggio: 97/100
Prezzo indicativo: € 120,00
100% Pinot Noir, rosé da macerazione. Metodo classico, extra brut. Sboccatura 2025
Rosato intenso e spuma persistente. Molto invitante e immediato al naso con note fiori, di cassis e fragola. Armonico al palato, salato, vibrante, luminoso, leggermente tannico. Un bel connubio tra struttura e agilità. Tridimensionale. Finale elegantissimo, leggermente agrumato di arancia rossa seguito da note più balsamiche e vegetali. Lunghissimo e dissetante. Un esercizio di stile straordinario.
Rosé des Riceys La Forêt 2022
Punteggio: 94/100
Prezzo indicativo: € 70,00
100% Pinot Noir, grappolo intero con raspi. Rosé da macerazione, 3 giorni. Acciaio e una piccola parte in legno.
Color cerasuolo. Naso con sensazioni fruttate pungenti e fresche riconducibili alla macerazione carbonica. Leggero pepe nero. Regala sapidità già al naso. Si conferma al palato molto salato, vibrante, lungo e persistente. Sensazioni di ciliegia e cassis, fragolina di bosco e melograno. Persistenza notevole e corpo equilibrato. Lungo nel sentore di fragola.
Coteaux Champenois Blanc 2022
Punteggio: 92/100
Prezzo indicativo: € 50,00
70% Pinot Noir e 30% Chardonnay. 60% in legno per minimo 2 anni.
Paglierino. Naso molto intrigante con note dolci ed eleganti, fresche e precise. Sorso goloso e molto facile da bere con note di albicocca, salato e leggermente astringente. Interessante l’acidità vibrante e persistente. Di buona densità.









