Quarant’anni di ricerca culminano nel Fiano 1993 e nella Cuvée 100 Roberto Di Meo. Dalla nostra corrispondente campana Antonella Amodio.
Se oggi si parla di longevità dei vini bianchi italiani, il nome Di Meo occupa un posto importante. Da quasi quarant’anni Roberto e Generoso Di Meo dimostrano che Fiano, Greco e gli altri grandi vitigni irpini possono affrontare il tempo con una naturalezza sorprendente, evolvendo per decenni senza perdere freschezza, identità ed emozione.
Roberto, enologo, mette piede in cantina nel 1986, mentre il fratello Generoso rappresenta da sempre l’anima creativa dell’azienda, oltre a essere l’autore del celebre calendario Di Meo. Insieme hanno trasformato la storica casina di caccia di famiglia in una delle realtà più autorevoli del panorama enologico nazionale. In questi quarant’anni hanno dato vita a vini che noi di DoctorWine abbiamo più volte premiato: il Greco di Tufo Vittorio, il Fiano di Avellino Alessandra, il Fiano Colle dei Cerri – unico bianco della gamma a vedere il legno – e il Taurasi Hamilton.
Una filosofia produttiva con un percorso quarantennale

L’uscita sul mercato del Fiano 1993 rappresenta il punto più alto di questo percorso. Non si tratta soltanto della commercializzazione di un vino rimasto in affinamento per ben 32 anni, ma della conferma concreta di una filosofia produttiva costruita sulla pazienza, sull’osservazione e sulla convinzione che il tempo possa essere il miglior alleato di un grande vitigno e vino.
Per chi segue da tempo il lavoro della famiglia Di Meo, questo vino rappresenta il compimento di un percorso iniziato molti anni fa. Il 1993, infatti, è un’annata che mi riporta ai primi incontri con Roberto e che, negli anni, è diventata una presenza costante durante le visite in cantina. Ricordo ancora un assaggio effettuato circa cinque anni fa insieme a Daniele Cernilli nella cantina di Salza Irpina: il vino riposava ancora nel silos d’acciaio e Roberto, con la sua consueta determinazione, spiegava che non era ancora arrivato il momento di commercializzarlo. Oggi è chiaro il motivo di quell’attesa.
Fiano 1993: oltre tre decenni di affinamento

Il Fiano 1993 arriva sul mercato dopo oltre tre decenni di maturazione, dimostrando una vitalità sorprendente e una tenuta che lascia senza parole. Sono state prodotte appena 2.800 bottiglie e 500 magnum, ottenute da uve provenienti dal vigneto di Salza Irpina a ridosso della cantina. La scelta dell’annata non è casuale: il 1993 è ricordato come una delle vendemmie leggendarie dell’Irpinia, eccellente per i rossi ma soprattutto capace di regalare ai bianchi una longevità fuori dal comune. La sua acidità vibrante, ancora oggi perfettamente integra, rappresenta la chiave di lettura di un vino che sembra aver fermato il tempo.
L’acidità è infatti il pilastro della filosofia produttiva di Roberto Di Meo. È l’elemento imprescindibile che consente ai vini di affrontare lunghissime soste in acciaio e di evolvere per decenni mantenendo energia, precisione e identità territoriale. Una convinzione maturata in quarant’anni di lavoro che ha portato la cantina a diventare un punto di riferimento per lo studio della longevità dei vini bianchi italiani.
Cuvée 100, un assemblaggio di 10 annate
Accanto al Fiano 1993, la famiglia Di Meo ha presentato un’altra etichetta dal forte valore simbolico: il Fiano Cuvée 100 Roberto Di Meo. Un vino celebrativo nato per festeggiare due traguardi importanti: i 60 anni di Roberto Di Meo e i 40 anni della fondazione della cantina di Salza Irpina.
La Cuvée 100 è ottenuta esclusivamente da uve Fiano e nasce dall’assemblaggio di dieci diverse annate: 2006, 2009, 2010, 2011, 2013, 2015, 2017, 2019, 2020 e 2022. Il numero 100 racchiude il significato stesso dell’etichetta: la somma dei sessant’anni di Roberto e dei quarant’anni di storia aziendale.
Il grandissimo potenziale del vitigno Fiano
Anche in questo caso emerge con chiarezza il potenziale del Fiano, varietà che nelle mani di Roberto Di Meo diventa strumento di ricerca, memoria e innovazione. La freschezza e l’acidità, vera carta d’identità di tutti i vini della cantina, sostengono una complessità che si sviluppa nel tempo senza perdere slancio. Roberto Di Meo ci aveva già svelato le ragioni della sorprendente capacità di invecchiamento dei suoi vini in un’intervista che potete leggere qui.
La cantina Di Meo ha costruito negli anni un modello produttivo facendo della longevità una precisa scelta culturale. Il Fiano 1993 ne rappresenta oggi la testimonianza più compiuta: un vino che attraversa tre decenni e arriva nel bicchiere integro, vitale ed emozionante, confermando che l’Irpinia possiede uno dei patrimoni più importanti al mondo per la produzione di grandi bianchi da invecchiamento.
Campania Fiano 1993
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Punteggio: 98/100
Prezzo indicativo: € 350
100% Fiano. Affinamento in acciaio per 32 anni. Giallo paglierino dai riflessi verdolini, luminoso. Al naso si presenta amplissimo ed estremamente complesso, con note di frutta bianca, pietra focaia, agrumi e un delicato tocco balsamico. Il sorso, ampio e avvolgente, è sostenuto da una marcata sapidità. Agile, sottile, equilibrato e di straordinaria persistenza. Chiude con una suggestiva nuance di ostrica che accompagna l’intera progressione gustativa.
Campania Fiano Cuvée 100 Roberto Di Meo
Punteggio: 95/100
Prezzo indicativo: € 110
100% Fiano di 10 annate diverse. Affinamento in acciaio. Giallo paglierino dorato. Profumi di frutta gialla, chiodi di garofano, note balsamiche e sfumature di scorza di agrumi. Al palato è fresco, verticale e persistente, sostenuto da una struttura solida e da una chiusura lunga e appagante.



