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Continua la crisi del vino

Continua la crisi del vino

La crisi del vino non accenna a finire. Dall’esperienza positiva dei 15 anni di DoctorWine nasce una proposta: rendere più accessibili eventi e ristoranti di qualità per avvicinare nuove generazioni al mondo del vino. Ce ne parla Daniele Cernilli.

Non si vedono spiragli e fino a quando la situazione internazionale sarà quella che disgraziatamente è, non vedo soluzioni. La crisi del vino, e non solo, continua insomma. Però qualche iniziativa in controtendenza c’è stata. Vinitaly è andato meglio del previsto, ad esempio. 

I giovani e il vino

Persino qualcosa che ci riguarda ha avuto un successo insperato. Parlo della manifestazione per i 15 anni di DoctorWine che abbiamo organizzato a Roma. Sono venuti in tanti, quasi 900 persone, e fra di loro molti giovani. Il motivo è semplice: bastava iscriversi on line, quindi essere lettori del sito, e l’ingresso era gratuito. Poi le 52 aziende che hanno partecipato erano fra le migliori d’Italia, tutte premiate con le Tre Stelle sulla nostra Guida Essenziale 2026, e hanno portato vini formidabili. Alcuni produttori sono venuti di persona e sono stati dietro al banchetto per la durata dell’evento, e anche questo ha contribuito al suo successo. 

Una proposta che parte dal passato

La cosa importante, in un momento nel quale molti giovani non sembrano interessati al mondo del vino, era che in quel caso invece la loro partecipazione è stata sorprendente. Non dico che questo risolverà i problemi, però indica una strada. Come indicava una strada nel 1992, anno horribilis per l’economia americana dell’epoca, un’iniziativa che alcuni famosi ristoranti di New York misero in piedi. Nomi come Aureole, Union Square Café, Gotham, e tanti altri, allora ai vertici della qualità e dei prezzi. All’ora di pranzo c’era un menù da 19.92 dollari. Un paio di portate, acqua e un bicchiere di vino. Però molte persone hanno potuto frequentarli e apprezzare l’offerta. Ebbe molto successo, avvicinò un pubblico diverso e giovanile, ottenendo il suo scopo.

Mi chiedo se, magari una volta alla settimana, e dedicando l’iniziativa prevalentemente ai giovani, non si possa replicare una cosa del genere anche da noi. Sarebbe una promozione verso un pubblico che non avrebbe mai pensato, soprattutto per motivi economici, di frequentare ristoranti dal costo molto alto.

Che ne pensate?

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3 commenti

Roberto Argenta 1 Giugno 2026 at 11:35

Il consumo di alcolici è ormai incompatibile con la maggior parte delle attività. Si berrà sempre meno, nonostante l’ostruzionismo dei produttori si sta facendo strada l’informazione scientifica sui danni dell’alcol, in particolare sul rapporto tra alcolici, quindi vino, e cancro. Non si tornerà più indietro perché la maggior parte delle persone scopre che senza vino la vita è più piacevole.
I sei piaceri di chi è aspemio.
1) Salute: evitare l’evitabile. Gli alcolici concorrono a causare oltre duecento patologie tra cui sette tipi di cancro. Se non bevo almeno qualcosa lo evito;
2) risparmio: gli alcolici costano, qualche soldo in più non guasta;
3) più sicuri di se stessi: il piacere può essere ricercato all’esterno (consumismo) o all’interno (consapevolezza). Non bevendo si è più consapevoli dei propri vissuti e più sicuri delle proprie capacità. Ci si sente più “filosofi”;
4) si ha più energia: l’alcol è un sedativo, senza migliorano tutte le performance, (non so se mi spiego);
5) aspetto giovanile: fate il confronto attribuendo un’età a chi beve e a chi non beve, poi mi direte;
6) etica: gli alcolici causano due milioni e seicentomila morti all’anno nel mondo, dieci volte tanto di tutte le guerre messe assieme. Senza contare la sofferenza dovuta a violenza – domestica e sessuale – agli incidenti stradali e alle patologie fisiche e sociali. Ci si sente la coscienza a posto sapendo di non contribuire, nemmeno lontanamente, a tanta sofferenza.

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pino 1 Giugno 2026 at 17:44

La crisi del vino per me è duplice, Abbiamo inseguito i gusti e le mode del momento piuttosto che insistere con la tradizione, questo ha comportato clienti che pasteggiano bevendo uno spritz piuttosto che un calice di vino, Il secondo motivo è prettamente economico: il ristorante medio, cioè quello dove il cliente tipo è abituato al contesto e non sente minimamente la soggezione del luogo, ha eccessivi ricarichi sul vino. Siamo arrivati al punto che un ricarico “onesto” è il triplo del prezzo di acquisto della bottiglia in enoteca e un calice di vino è il costo stesso della bottiglia in enoteca, praticamente consumare del vino a pasto è come avere un altro commensale ospite e allora vi si rinuncia (anche perché i prezzi dei ristoranti, anche questi gastro bistro chic cominciano a essere piuttosto sensibili, ma questo è un altro discorso). Pertanto, ben vengano soluzioni con le quali si veicola il prodotto ad un prezzo accessibile.

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Massimo Franco 3 Giugno 2026 at 14:00

A parte il primo
Sono d’ accordo che l’ offerta deve essere resa accessibile soprattutto da chi il vino lo propone ( ristoratori in primis) . Ovviamente anche le cantine rinomate dovrebbero rendere disponibile ai giovani anche la loro gamma piu alta per avere un confronto tra i vari “livelli” di prodotto .
A parte il commento del sig. Roberto Argenta che non condivido e trovo fuori luogo , sono pienamente d’ accordo con l’ articolo.
Eccessi e abuso non sono da collegare al vino in se ma alla cultura del bere responsabile . l’ informazione scientifica sopra citata fa sempre riferimento ad abusi cosi come tutta l’ informazione scientifica legata ai farmaci , al cibo in generale e a tante altre cose .

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